Nel dibattito pubblico sull’energia, una delle affermazioni più ricorrenti è: “le rinnovabili abbassano il prezzo dell’energia”
È una frase corretta. Ma solo in parte.
Per capire davvero come funziona il prezzo dell’energia bisogna partire dal meccanismo di base del mercato elettrico europeo: il merit order.
In ogni ora, le diverse tecnologie vengono ordinate in base al loro costo marginale.
Le rinnovabili — fotovoltaico ed eolico — hanno un costo marginale prossimo allo zero, quindi entrano per prime.
Man mano che la domanda cresce, entrano in funzione tecnologie via via più costose.
L’ultima tecnologia necessaria a soddisfare la domanda — il cosiddetto impianto marginale — determina il prezzo per tutti.
Spesso, questo impianto è a gas.
Questo significa che le rinnovabili non fanno direttamente il prezzo, ma influenzano profondamente chi lo fa
Se la produzione rinnovabile è elevata, il sistema ha bisogno di meno impianti a gas. In alcuni casi, il gas esce completamente dal mercato.
Risultato: il prezzo scende.
Se invece la produzione rinnovabile è bassa: il gas rientra, il prezzo aumenta.
Questo spiega perché i prezzi possono essere molto bassi in alcune ore e molto elevati in altre.
La crescente penetrazione delle rinnovabili ha due effetti principali:
1. Riduzione dei prezzi medi
Nel lungo periodo, l’ingresso di tecnologie a basso costo marginale spinge verso il basso il prezzo medio.
2. Aumento della volatilità
Nel breve periodo, la variabilità della produzione aumenta le oscillazioni di prezzo.
Ed è proprio questa volatilità che sta ridefinendo il mercato.
Da un lato crea rischi, soprattutto per chi non è in grado di gestirla.
Dall’altro crea opportunità, per chi dispone di strumenti flessibili — come gli accumuli.
Per questo motivo, il punto non è stabilire se le rinnovabili “abbassano” o meno il prezzo.
Il punto è capire: come modificano la struttura del mercato
E soprattutto: come cambiano il ruolo delle altre tecnologie all’interno del sistema.